Arrotondamenti – Definizione in Contabilità

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Gli arrotondamenti sono simili agli abbuoni che sono stati trattati in una voce specifica. In questa sezione si vuole dare rilevanza agli arrotondamenti di tipo civilistico, derivanti dal troncamento delle cifre decimali, sia nel bilancio secondo la IV direttiva CEE che nella Nota Integrativa nonché a quelli derivanti dalle norme di cui alle imposte più significative.

Norme civilistiche
L’art. 2423, comma 5 del codice civile stabilisce che il bilancio deve essere redatto in unità di euro, senza cifre decimali, ad eccezione della Nota Integrativa che può essere redatta in migliaia di euro. Naturalmente ciò creerà una discrasia tra gli importi al centesimo di euro della contabilità generale e quelli troncati del bilancio. Il Principio Contabile dell’OIC n. 27 rubricato “Introduzione dell’euro quale moneta di conto” stabilisce che il saldo delle differenze di arrotondamento deve essere imputato ad una qualsiasi delle riserve o al Conto Economico.

Norme fiscali
Ai fini delle imposte dirette la tassazione ordinaria è calcolata sulla base imponibile derivante dagli articoli del Tuir, arrotondata al centesimo di euro.
Attraverso il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 20 giugno 2002 è stato approvato il modello di versamento denominato “F24” con il quale vengono versate sia le imposte dirette e l’IVA che i contributi. Ai sensi della circolare n. 106/E del 21 dicembre 2001 gli importi da versare devono essere indicati al centesimo di euro. Unica eccezione concerne gli importi delle imposte che derivano dalle dichiarazioni fiscali che devono essere versati con arrotondamento all’unità di euro in modo da essere identici al valore indicato in dichiarazione.

Per gli acconti e le rateazioni, posto che devono essere elaborati prima di essere versati, si applica l’arrotondamento al centesimo di euro.